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Tornano in Italia gli Ultravox, una delle band principali del movimento pop elettronico inglese nei primi anni Ottanta. La band ha annunciato nuove date in Inghiterra e nel resto d’Europa a partire dal prossimo mese di aprile. Si tratta del primo tour europe dopo 25 anni ed è inclusa anche una tappa in Italia. La band britannica sarà di scena al Vox Club di Modena il prossimo 14 aprile. Midge Ure, Chris Cross, Warren Cann e Billy Currie proporranno i loro grandi successi.

In Italia anche gli Ultravox, la band britannica ha fissato una data per il 14 aprile al Vox Club di Modena. Il concerto si inserisce all’interno del tour europeo del gruppo.
 
 “Quando abbiamo parlato di tornare insieme per un tour nel 2009 l’intenzione era di fare una cosa una tantum, anche per celebrare i 30 anni di anniversario di “Vienna”. Questo nuovo tour non era assolutamente in programma inizialmente, ma abbiamo preso la decisione di intraprenderlo vista la straordinaria reazione da parte del pubblico. Il tour inizierà in concomitanza con la pubblicazione del DVD dal vivo registrato alla Roundhouse di Londra lo scorso aprile. Ci sembra il regalo migliore da lasciare ai nostri fan prima di concludere questo capitolo. Dopotutto siamo sempre stati una band live, e la grande richiesta di rivederci dal vivo lo conferma” ha dichiarato Midge Ure

I biglietti per l’unica data italiana, 14 aprile Vox Club di Modena, sono in vendita tramite il circuito TicketOne www.ticketone.it
Costo dei biglietti: 30 euro + prevendita (posto unico)
Per informazioni LIVE NATION ITALIA – www.livenation.it

Info e prenotazioni: 0522 651301 – www.dondivino.it

Ieri sera ci siamo seduti ad un tavolo: pizza, birra e amari.
Ma soprattutto tante idee. Tanta voglia di fare. E di fare ancora meglio.

Stay tuned… a breve interessanti novità!

Avrei voluto avere un contapersone.
[mi ricordo che girava al Ritz].
Non per vanto. No, assolutamente no.
Piuttosto per assegnare ad ognuno un numero.
Per poter dire: “io ero la 284esima persona dell’evento“.

Evento.

Secondo me nessuno si immaginava potesse diventare un tale evento.
Ed è per questo che penso che sia solo merito vostro.
Di voi che avete partecipato.

Dal mio angolino di bancone, tra uno spritz e qualche prosecco, vi osservavo. Non so nemmeno quanti “…ma da quanto tempo“, ho sentito. Ho perso il conto. Giuro.
E, in tanti, sono entrati con la faccia di tutti giorni, quella della spesa, dei figli da accompagnare, del mutuo da pagare… e poi, dopo poco, l’espressione magicamente cambiava. Come se -per qualche ora- tutto fosse magicamente tornato a 20 anni fa.

E’ stato bello sentire frasi come : “ohhhh erano 15 anni che non pogavo” oppure “ho ballato come una pazza! saranno stati almeno 20 anni che non lo facevo così“.

Ed è stata una bella festa.
Ma soprattutto una festa.
E le feste, quelle belle, si distinguono perchè non si deve sbattere fuori nessuno. No, anzi. Se fosse possibile bisognerebbe dire al dj che sono ancora le 2, invece che le 3. E continuare.

Grazie a tutti.

Ultimi giorni per stampare, ritagliare, addobbare, incollare, pensare, cambiare, organizzare, manipolare, parlare, discutere, fotografare, ecc.

Ultimi giorni.

E’ vero, il locale non assomiglia per niente al vecchio Ritz.
Ma lo spirito, lo spirito, è quello che conta.

Oh yes.
We are back.

Mercoledì scorso altra riunione organizzativa.
C’è agitazione.
C’è ‘smania’, voglia di fare, andare e brigare.
Sarà perchè l’evento sta prendendo sempre più piede.
Sarà perchè sono arrivate le magliette Ritz.
Sarà perchè altre idee stanno venendo fuori.
Sarà perchè già si respira l’atmosfera.

Sarà.

Ma ormai ci siamo.
E mi viene da piangere a sentire Pietro dire : “…che tra gli organizzatori c’è la figlia di due ex baristi del Ritz”. Perchè io tra quelle mura ci sono cresciuta nel vero senso della parola.

Ricordo di aver pianto quando è stato abbattuto.
Ricordo di aver lavato i bicchieri per tanti sabato notte fino a mezzanotte -mentre aspettavo che i nonni mi venissero a prendere- per una Barbie.
Ricordo di aver imparato a fare le scritte sui cartelloni con Mike.
Ricordo le spillette “STAFF: nel mio locale non voglio risse”.
Ricordo la birra verde.

Ricordo tante cose.

Quindi il Ritz ha toccato più generazioni.
Si si, sicuramente.

E c’è agitazione.

Pietro: “…quella sera ci sarà una forte emozione. Ci sarà gente che non si rivede da anni che finalmente si rincontrerà. Gente che nemmeno riuscirà a riconoscersi. Persone che si troveranno a parlare di quel bacio che non si sono mai dati…”
Uaz: “… insomma, rovineremo delle famiglie!”.

…e c’è ironia.

Mancano 2 settimane.
Noi siamo pronti.
E speriamo di rivivere il Ritz.
Perchè è l’unico scopo della serata.

 

Questa sera su K-ROCK in diretta DALLE 19.00 ALLE 21.00 (ascoltabile anche su http://www.krock.it/ ) presentazione della serata “RITZ, OH YES WE’RE BACK!” che si terrà al Don Divino di Novellara il prossimo 7 dicembre.
In studio Lorenzo Immovilli, Mirko Colombo e Pietro Casarini.

da gatToro

Eravamo nel 1988.
Ancora trasmetteva “Mondoradio Rock Station“, storica emittente locale, nata dal pionierismo delle radio libere, che dall’etere, unica in un desolante panorama impregnato di MainStream e sintetizzatori, ha fatto crescere una generazione, salvandola dalle paillettes degli anni ’80, impastando di note inconsuete la nostra terra, così sospesa, come disse Guccini, tra la via Emilia e il West.
Se preferiamo, così sospesa tra il Lambrusco e il Pop Corn.
Che poi è la stessa cosa.

Ancora non c’era “K-Rock“, che di Mondoradio ha raccolto l’eredità, estremizzandola fors’anche, lei, così intrisa di programmatori radiofonici che potremmo definire quasi “anti dj”, così attenti a sciorinare la storia dei musicisti proposti, così attenti a rifuggire la marea di parole e di cazzate che sembra ogni conduttore debba emettere per essere definito trendy.
Così attenti ad irrigare, goccia dopo goccia, quella tradizione che nella nostra provincia ha fatto crescere decine e decine di musicisti rock (serve ricordare AFA, Ustmamò, CCCP, anche Zucchero se vogliamo, e i meravigliosi Offlaga Disco Pax).

Luciano ascoltava MondoRadio, se ne nutriva.

Luciano era una delle menti pensanti dell’organizzazione che alla favolosa festa dell’Unità di Correggio, in un paesino di 20000 anime, sperduto, lui sì, tra la via Emilia e il West, ha portato artisti come REM, Bob Dylan, Ben Harper, Patti Smith, Pogues, e chissà quanti ne dimentico.

Luciano aveva appena vinto il leggndario concorso per le band emergenti, “Terremoto Rock“, emanazione di quel “verbo rock” in cui, grazie a mio fratello maggiore, che mi nutriva a pane a Pink Floyd, The Doors, Led Zeppelin, The Who, io sono cresciuto.

(e ancora si acquistavano i vinili, scartabellando immense pile disordinate a cercare la perla, da “Barcone Sound“, in Via Emilia)

Luciano suonava con gli “OraZero“.
Tenne un concerto all’oratorio del mio paese.

***

Il Liga che usciva nel 1990 con il suo primo album, quello con i testi sulla copertina e le citazioni cinematografiche, era nostro.
Era la nostra tradzione.
La nostra generazione rock.
La nostra terra.
Il Liga era Mondoradio, era le note dell’unico baluardo che, insistente e instancabile, proponeva Neil Young, REM, Talkin’ Heads, U2.
Quello stesso baluardo che non aveva ceduto prima ad Alberto Camerini, poi a Tarzan Boy o Luis Miguel.
Il Liga che arrivava a suonare sul palco della festa dell’Unità di Correggio era un cerchio che si chiudeva.
Il Liga eravamo noi, rocker padani, eredi di quella tradizione che, dalla Beat Generation dei Nomadi ai successivi cantastorie alla Guccini, aveva nel sangue i panorami della nostra terra, imbevuti in abbondanti dosi di American Dream.
Tra la Via Emilia e il West.
Tra il Lambrusco e il Pop Corn.

***

Mondoradio oggi non c’è più, splendidamente affrescata in inchiostro e vinile, eloquentemente nascosta tra le pieghe di “Radio Freccia“. 

Ligabue ha raccontato le nostre “Certe Notti“, di ritorno forse dal Corallo, la storica discoteca Rock di Scandiano.
Ligabue ha raccontato i nostri borghi, la nostra radio, la nostra aria (atmosfera?), la nostra politica, le nostre terre, la nostra musica, i nostri sogni, la nostra lingua, in libri e film.

Adesso li racconta a duecentomila persone. O chissà a quante di più.
Adesso lo conoscono tutti.
Adesso tutti ne ascoltano l’accento reggiano.

E mentre gioisci della fortuna di un tuo conterraneo, così legato alla tua musica, alla tua terra, alla tua anima, al tuo mondo, ti scende una lacrima

e sai che in fondo hai perso qualcosa.

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